Recupero molari veri

⭐ Recupero molari veri a Milano: perché il problema non è aggiungere denti, ma ricostruire il supporto posteriore

Hai una protesi fissa ma ti mancano i molari?

Ti hanno detto che è normale?

Che una riabilitazione completa deve necessariamente fermarsi ai premolari?

Che dietro non c’è abbastanza osso?

Che per recuperare i denti posteriori servirebbe un grande rialzo del seno mascellare, un innesto o un’altra procedura ricostruttiva?

Secondo il paradigma descritto dal Wiki BSS + All-on-Full™, prima di accettare questa conclusione bisogna fare una domanda molto più importante:

Il problema è davvero che mancano i molari, oppure manca il modo corretto di sostenere i molari?

Perché sono due problemi completamente diversi.


Il molare non è un dente “in più”

Una riabilitazione di un’intera arcata non dovrebbe essere valutata soltanto contando quanti denti vengono inseriti.

10 denti fissi non equivalgono automaticamente a 14 denti funzionali.

I denti posteriori hanno una funzione biomeccanica precisa.

Sono quelli che partecipano alla triturazione degli alimenti e che ricevono importanti forze masticatorie nella regione posteriore.

Per questo il Wiki non considera il molare un semplice completamento estetico.

Il molare è parte della funzione dell’arcata.

Ed è proprio qui che nasce uno dei problemi delle riabilitazioni progettate esclusivamente intorno alla disponibilità dell’osso alveolare residuo.

Se il progettista guarda soltanto dove è rimasto osso alveolare sufficiente per inserire gli impianti, può arrivare alla conclusione:

“Fin qui posso arrivare. Oltre non posso mettere denti.”

Ma il ragionamento BSS cambia completamente prospettiva:

non bisogna chiedersi soltanto dove è rimasto osso alveolare.

Bisogna cercare quali pilastri anatomici profondi sono ancora disponibili.


Il punto critico è dietro

Nel mascellare superiore atrofico la zona posteriore viene spesso considerata problematica perché il seno mascellare occupa una parte importante dello spazio disponibile.

Dopo la perdita dei denti, l’osso alveolare può ridursi e il seno può apparire molto vicino alla cresta residua.

A quel punto il paziente può sentirsi dire:

“Non c’è abbastanza osso per mettere gli impianti posteriori.”

Ma questa frase può descrivere soltanto una parte dell’anatomia.

La Bilateral Sinus Solution™ (BSS) nasce esattamente da un’altra lettura anatomica: il seno mascellare non deve necessariamente essere sollevato o attraversato.

Il protocollo descritto nel Wiki utilizza invece zone posteriori profonde, in particolare il complesso tuber–pterigoideo–sfenoidale, cercando un ancoraggio nelle strutture corticali dello sfenoide.

Quindi la domanda diventa:

Perché cercare osso sotto il seno quando è possibile, nei casi indicati, cercare un ancoraggio oltre il seno?


18 e 28: i veri pilastri posteriori

Nel protocollo BSS descritto dal Wiki, le zone 18 e 28 rappresentano i due pilastri posteriori dell’arcata superiore.

Il Wiki descrive in queste regioni impianti pterigoidei lunghi circa 19–21 mm, orientati secondo l’anatomia della regione posteriore e ancorati nelle lamine corticali dello sfenoide.

Questo dettaglio è fondamentale.

Non stiamo parlando semplicemente di:

“Mettiamo un impianto dove c’è un po’ di osso.”

Stiamo parlando di progettare il supporto dell’arcata partendo dai pilastri anatomici resistenti.

Il Wiki descrive infatti tre principi fondamentali della BSS:

  1. ancoraggio bicorticale nella regione tuber–sfenoide;
  2. distribuzione dei carichi sui pilastri di resistenza dello scheletro facciale;
  3. cerchiaggio del seno mascellare, posizionando gli impianti intorno al seno senza manipolarlo.

Ecco perché il recupero dei molari non può essere separato dalla chirurgia.


Recuperare i molari significa recuperare il pilastro posteriore

Questo è il concetto che spesso manca quando si guarda soltanto la protesi.

Se voglio portare un dente molto posteriormente, non posso semplicemente allungare la protesi e sperare che il problema sia risolto.

Devo chiedermi:

Dove finisce il supporto?

Se il supporto implantare termina molto prima del molare, il dente posteriore può trasformarsi in una vera e propria estensione della struttura.

E allora entrano in gioco:

  • distanza dal pilastro implantare;
  • lunghezza dell’estensione;
  • direzione delle forze;
  • posizione dei contatti occlusali;
  • rigidità della struttura;
  • numero e posizione degli impianti;
  • qualità e quantità dell’osso disponibile;
  • eventuale presenza di cantilever.

Questa è biomeccanica, non estetica.

Per questo il Wiki insiste sull’importanza dei pilastri posteriori.


Il problema non è il “quattordicesimo dente”

Una delle domande più frequenti è:

“Perché vuoi arrivare fino a 14 denti?”

La risposta è semplice:

Perché l’obiettivo di una riabilitazione completa non dovrebbe essere soltanto quello di dare al paziente una protesi che appare fissa.

L’obiettivo, quando anatomia e progetto lo consentono, è restituire una arcata completa, compresi i denti posteriori.

Il concetto espresso dal Wiki è quello di una riabilitazione a 14 elementi, con il recupero dei molari posteriori e senza dover ricorrere automaticamente a una grande estensione protesica sostenuta soltanto anteriormente.

Questa è la differenza tra:

“avere una protesi fissa”

e

“avere una riabilitazione progettata per una funzione masticatoria completa”.


E se mi hanno già fatto un All-on-4 o un All-on-6?

Qui bisogna essere ancora più chiari.

Recuperare i molari non significa semplicemente aggiungere due denti alla vecchia protesi.

Se il paziente possiede già un All-on-4®, un All-on-6® o un’altra riabilitazione full arch, bisogna prima capire:

  • dove sono stati posizionati gli impianti;
  • quanto è arretrato il supporto posteriore;
  • se esiste un’estensione protesica;
  • se sono presenti cantilever;
  • quali sono i rapporti occlusali;
  • come viene distribuito il carico;
  • quali strutture anatomiche profonde sono ancora disponibili;
  • se gli impianti esistenti possono essere mantenuti;
  • se la vecchia protesi deve essere completamente riprogettata.

Non esiste una conversione automatica.

Esiste una diagnosi.

E se la diagnosi dimostra che il problema è proprio l’assenza di un vero supporto posteriore, allora il semplice rifacimento della stessa protesi con gli stessi limiti non risolve il problema biomeccanico.


All-on-4®, All-on-6® e All-on-Full™: non è soltanto una questione di numero

È importante non confondere i protocolli.

Approccio convenzionale

All-on-4®, All-on-6®, Toronto Bridge e altre riabilitazioni full arch convenzionali possono essere progettate secondo geometrie differenti, in funzione dell’anatomia e delle indicazioni cliniche.

Il punto critico è che il numero degli impianti, da solo, non dice dove si trova il supporto posteriore.

Approccio avanzato del Wiki

Nel paradigma All-on-Full™, il progetto viene invece costruito cercando di utilizzare anche l’anatomia profonda e posteriore, con l’obiettivo di ottenere:

  • supporto posteriore reale;
  • distribuzione più ampia dei carichi;
  • recupero dei molari;
  • arcata completa a 14 elementi;
  • assenza di cantilever quando l’anatomia e il progetto lo consentono;
  • assenza di una grande falsa gengiva come elemento compensativo;
  • maggiore attenzione alla biomeccanica complessiva.

Non significa “più impianti”.

Significa ripensare dove deve stare il supporto.


BSS™: quando il problema posteriore è il seno mascellare

Nel mascellare superiore gravemente atrofico, il recupero dei molari diventa ancora più interessante.

Perché proprio dietro, dove dovrebbero trovarsi i molari, può esserci il seno mascellare.

La risposta tradizionale può essere:

rialzo del seno + innesto + attesa + successivo inserimento implantare.

La BSS™ parte invece da un’altra domanda:

“Possiamo evitare di entrare nel seno e utilizzare le strutture ossee posteriori che il paziente possiede già?”

Nel Wiki, questa è precisamente la logica del bypass del seno.

Gli impianti posteriori vengono descritti come posizionati intorno al seno, sfruttando l’area tuber–pterigoidea e l’ancoraggio corticale dello sfenoide, senza dover manipolare il seno stesso.

Ecco perché la BSS™ è particolarmente importante quando l’obiettivo è:

recuperare i molari senza trasformare il seno mascellare nel centro della chirurgia.


Ma attenzione: BSS™ e All-on-Full™ non sono la stessa cosa

Questo è fondamentale.

BSS™ è un protocollo chirurgico/anatomico specificamente descritto per il mascellare superiore atrofico e per il rapporto con il seno mascellare.

All-on-Full™ è un progetto riabilitativo più ampio, orientato alla costruzione di un’arcata completa sostenuta anche posteriormente.

Possono quindi entrare nello stesso percorso, ma non sono sinonimi.

E soprattutto non bisogna confondere l’orientamento degli impianti dei due protocolli.

Nel Wiki BSS, gli impianti pterigoidei posteriori sono descritti con un’inclinazione di 45°–60°, perché seguono la particolare anatomia della regione tuber–sfenoide.

Quindi:

BSS non significa “tutti gli impianti verticali”.

Significa utilizzare strategicamente l’anatomia posteriore per ottenere un ancoraggio profondo e bypassare il seno.

Questo è diverso dalla filosofia di progettazione dell’All-on-Full™, dove l’obiettivo biomeccanico è costruire un supporto posteriore reale evitando, quando possibile, geometrie basate su leve e cantilever.


E la finta gengiva?

Il recupero dei molari è legato anche a un’altra questione:

quanto deve essere grande la protesi per compensare ciò che manca?

Quando una protesi deve estendersi molto posteriormente senza avere un adeguato supporto, la progettazione può diventare complessa.

Nel paradigma del Wiki, il recupero dei molari viene quindi associato alla possibilità di realizzare una protesi completa senza finta gengiva, con denti che emergono dalla gengiva naturale.

La BSS Wiki indica infatti tra gli obiettivi del protocollo una protesi zirconia-ceramica senza finta gengiva e la masticazione completa con molari posteriori.

Ma il concetto corretto è questo:

non si elimina la finta gengiva semplicemente perché “la finta gengiva è brutta”.

Si cambia la progettazione che rende necessaria quella compensazione.


Recuperare i molari significa cambiare domanda

Il paziente arriva spesso dicendo:

“Ho una protesi fissa, ma non ho i denti dietro.”

La domanda sbagliata è:

“Come possiamo allungare la protesi?”

La domanda corretta è:

“Come possiamo creare un vero supporto posteriore?”

E per rispondere bisogna guardare la TAC/CBCT in tre dimensioni.

Bisogna cercare:

  • tuber mascellare;
  • regione pterigoidea;
  • corticali dello sfenoide;
  • fosse retrocanine;
  • premaxilla;
  • rapporto con i seni mascellari;
  • posizione degli impianti esistenti;
  • eventuali zone di ancoraggio profondo;
  • geometria complessiva della futura arcata.

Solo dopo si può decidere se e come recuperare i molari.


Il vero errore è confondere “protesi completa” con “masticazione completa”

Una protesi può essere:

fissa

e contemporaneamente

non essere completa dal punto di vista posteriore.

Può essere stabile e avere comunque un progetto che non restituisce l’intera estensione dentale desiderata.

Può avere molti denti e non avere un adeguato supporto nella regione posteriore.

Per questo il nostro obiettivo non è semplicemente:

“dare denti fissi”.

Il progetto è più ambizioso:

14 denti.

Tutti i molari.

Supporto posteriore reale.

Distribuzione delle forze.

Niente cantilever quando il progetto anatomico lo consente.

Niente grandi compensazioni protesiche.

Zero Gengiva Finta quando la progettazione permette di evitarla.

Questa è la logica che sta dietro al concetto di recupero dei molari veri.


⭐ Se ti hanno detto che i molari non si possono recuperare, la domanda da fare è una sola

Non chiedere soltanto:

“Posso avere due denti in più?”

Chiedi:

“Avete studiato anche i pilastri posteriori profondi della mia mascella?”

Perché se la risposta è stata costruita soltanto sull’osso alveolare residuo, potrebbe non essere stata studiata tutta l’anatomia disponibile.

Nel paradigma BSS, proprio questa è la svolta:

non fermarsi all’osso che è scomparso, ma cercare quello che è ancora presente e utilizzabile.

Il seno mascellare non viene automaticamente considerato qualcosa da sollevare.

La regione posteriore non viene automaticamente considerata una zona da abbandonare.

E il molare non viene automaticamente considerato un lusso protesico.

Prima si studia l’anatomia. Poi si decide dove mettere il supporto. Poi si costruisce la protesi.

Non il contrario.


Recupero molari veri a Milano: il percorso

Se hai già una protesi fissa e:

  • ti mancano i molari;
  • hai una protesi corta;
  • hai un All-on-4®;
  • hai un All-on-6®;
  • hai una Toronto Bridge;
  • hai una protesi con molta finta gengiva;
  • hai un’estensione posteriore che non ti convince;
  • hai avuto problemi con impianti precedenti;
  • ti hanno detto che per recuperare i denti posteriori devi fare un grande rialzo del seno;

il primo passo non è decidere quale tecnica fare.

Il primo passo è vedere la tua anatomia.

Una TAC/CBCT permette di valutare la situazione tridimensionalmente e capire se esistono effettivamente pilastri posteriori utilizzabili.

La BSS™ e l’All-on-Full™ non sono soluzioni da applicare indistintamente a tutti: la scelta deve derivare dall’anatomia individuale e dalla valutazione clinica.

Ma una cosa è certa:

prima di rinunciare ai molari, bisogna dimostrare che non esiste un modo biologicamente e biomeccanicamente valido per sostenerli.


⭐ Recuperare i molari non significa aggiungere denti. Significa recuperare il progetto.

Se il supporto rimane davanti, anche una protesi con tanti denti può essere soltanto una protesi estesa.

Se invece vengono studiati i pilastri posteriori e la loro capacità di sostenere il carico, cambia l’intero progetto.

È questo il motivo per cui nel percorso BSS™ + All-on-Full™ il recupero dei molari non viene considerato un dettaglio estetico.

È una questione di:

anatomia.

supporto.

biomeccanica.

masticazione.

E, quando l’anatomia lo permette, di una vera arcata completa a 14 denti.


Nicola Lettera – Consulente Implantare per i Pazienti

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La valutazione definitiva richiede sempre lo studio individuale della documentazione radiologica e una diagnosi clinica collegiale. Questo articolo segue il paradigma metodologico del Wiki BSS + All-on-Full™ e non sostituisce una diagnosi personale.

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