⭐ FALLIMENTO SOTTOPERIOSTEI
QUANDO UN IMPIANTO SOTTOPERIOSTEO FALLISCE, LA DOMANDA NON È SOLO «PERCHÉ È FALLITO?»
La domanda corretta è:
PERCHÉ È STATA SCELTA QUELLA SOLUZIONE, COME È STATA PROGETTATA, SU QUALE ANATOMIA È STATA APPLICATA E QUALE ALTERNATIVA ERA DISPONIBILE?
Il termine impianto sottoperiosteo comprende tecnologie molto diverse tra loro.
Da una parte esistono i sottoperiostei storici, utilizzati soprattutto nel secolo scorso e successivamente abbandonati in larga misura per i problemi biologici e meccanici associati.
Dall’altra esistono oggi strutture sottoperiostee personalizzate progettate digitalmente, ottenute da CBCT, progettazione CAD/CAM e produzione additiva, che rappresentano una tecnologia moderna e oggetto di nuova ricerca clinica.
Queste due realtà non devono essere confuse.
1. CHE COS’È UN IMPIANTO SOTTOPERIOSTEO
Il sottoperiosteo non è un normale impianto endosseo inserito all’interno dell’osso.
La struttura viene progettata per adattarsi alla superficie ossea e viene posizionata al di sopra dell’osso e al di sotto del periostio, con elementi di connessione che attraversano i tessuti per sostenere la riabilitazione protesica.
Storicamente questa soluzione veniva utilizzata soprattutto nei mascellari fortemente atrofici nei quali l’osso disponibile non permetteva l’utilizzo degli impianti endossei convenzionali.
La tecnologia moderna ha cambiato profondamente la progettazione.
Oggi la struttura può essere:
- progettata sulla CBCT del paziente;
- personalizzata sulla morfologia ossea;
- realizzata digitalmente;
- prodotta mediante tecniche additive;
- progettata considerando contemporaneamente anatomia, fissazione e protesi.
Per questo motivo fallimento del sottoperiosteo storico e complicanza di un moderno sottoperiosteo CAD/CAM non sono sinonimi.
2. QUANDO SI PARLA DI FALLIMENTO
Un sottoperiosteo può essere considerato fallimentare quando la riabilitazione non raggiunge o perde gli obiettivi biologici, meccanici, funzionali o protesici previsti.
Il fallimento può manifestarsi attraverso:
- esposizione della struttura;
- deiscenza dei tessuti;
- infezione;
- infiammazione dei tessuti molli;
- dolore persistente;
- gonfiore o discomfort;
- mobilità della struttura;
- perdita di stabilità;
- problemi di adattamento;
- problemi delle connessioni transmucose;
- complicanze protesiche;
- frattura della protesi;
- difficoltà di igiene;
- problemi estetici;
- necessità di revisione chirurgica;
- necessità di rimozione della struttura.
Il fallimento non è quindi una singola diagnosi.
È il risultato di una combinazione possibile di fattori anatomici, biologici, chirurgici, meccanici e protesici.
3. IL PROBLEMA PRINCIPALE: IL RAPPORTO TRA STRUTTURA E TESSUTI MOLLI
Nel sottoperiosteo la struttura si trova a stretto contatto con il periostio e con i tessuti sovrastanti.
Questo rende fondamentale la gestione dei tessuti molli.
Una delle complicanze più documentate nella letteratura moderna è proprio l’esposizione parziale della struttura.
Una revisione sistematica del 2024 su 227 sottoperiostei moderni prodotti mediante tecniche additive ha rilevato, con un follow-up medio ponderato di 21,4 mesi, il 97,8% degli impianti ancora in funzione, ma anche 58 esposizioni parziali, pari al 25,6%, e infezioni dei tessuti molli o persistenti nel 5,3% dei pazienti. Gli autori sottolineano quindi la buona sopravvivenza a breve termine ma anche la presenza di una quantità rilevante di complicanze dei tessuti molli.
Questo dato è fondamentale.
Sopravvivenza dell’impianto e assenza di complicanze non sono la stessa cosa.
4. IL FALLIMENTO PUÒ ESSERE BIOLOGICO
Un sottoperiosteo può sviluppare problemi biologici anche quando la struttura meccanica inizialmente è stabile.
Tra questi:
Esposizione
La struttura può diventare parzialmente visibile attraverso i tessuti.
L’esposizione non deve essere automaticamente considerata una perdita dell’intero impianto, ma rappresenta una complicanza che richiede valutazione clinica.
Infezione
L’esposizione può facilitare la contaminazione della superficie e rendere più complessa la gestione dei tessuti.
Infiammazione
Possono comparire infiammazione gengivale, irritazione e alterazioni dei tessuti molli.
Deiscenza
La perdita della copertura dei tessuti può compromettere la protezione della struttura.
Perdita della stabilità biologica
Nei casi più complessi una combinazione di infezione, infiammazione e compromissione dei tessuti può rendere necessaria la revisione o la rimozione.
5. IL FALLIMENTO PUÒ ESSERE MECCANICO
Non esiste solo il problema biologico.
Esiste anche la biomeccanica.
La struttura deve trasferire le forze della protesi all’anatomia sulla quale è appoggiata e fissata.
Una progettazione non corretta può determinare:
- concentrazione delle forze;
- micromovimenti;
- instabilità;
- sovraccarichi;
- problemi delle connessioni;
- fratture protesiche;
- difficoltà nella distribuzione dei carichi.
La revisione sistematica del 2025 sui sottoperiostei full-arch ha analizzato 958 pazienti e 973 strutture. Ha rilevato risultati promettenti per le moderne strutture digitali, ma anche complicanze come esposizioni, parestesie, infiammazione gengivale, peri-implantite e fratture protesiche nei gruppi disponibili in letteratura. Gli autori sottolineano inoltre la necessità di studi randomizzati e di follow-up più lunghi.
6. IL FALLIMENTO PUÒ ESSERE PROTESICO
Un sottoperiosteo può essere chirurgicamente stabile e contemporaneamente presentare un problema protesico.
È quindi necessario separare:
fallimento della struttura
da
fallimento della riabilitazione protesica.
Una protesi può presentare:
- frattura;
- perdita di ritenzione;
- problemi occlusali;
- difficoltà di igiene;
- carichi non correttamente distribuiti;
- problemi estetici;
- difficoltà fonetiche;
- dimensioni protesiche non adeguate.
Nella revisione sistematica del 2024 sono state riportate fratture della protesi provvisoria nell’8, di 155 pazienti nei quali era documentato l’utilizzo di una protesi provvisoria.
7. IL FALLIMENTO NON SIGNIFICA CHE IL SOTTOPERIOSTEO MODERNO SIA «LA VECCHIA GRIGLIA»
Questo punto è fondamentale.
Dire semplicemente:
«I sottoperiostei falliscono»
è una semplificazione.
La letteratura contemporanea sta studiando una nuova generazione di strutture personalizzate digitalmente.
Una revisione sistematica del 2025 ha analizzato 246 impianti e ha riportato una funzionalità media del 97,6% a circa 17 mesi di follow-up, con esposizione parziale nel 37% degli impianti e cinque fallimenti tardivi riportati. Gli autori evidenziano però l’eterogeneità degli studi e la necessità di follow-up più lunghi.
Quindi il dato corretto è:
la tecnologia moderna è promettente, ma non è priva di complicanze e non dispone ancora dello stesso livello di evidenza a lungo termine delle tecniche implantari consolidate.
8. IL VERO ERRORE È CONFONDERE LA TECNICA CON LA DIAGNOSI
Quando arriva un paziente con una storia di fallimenti implantari, non basta chiedersi:
«Quale nuovo impianto mettiamo?»
Bisogna ricostruire l’intero caso.
Bisogna valutare:
- quantità di osso residuo;
- qualità dell’osso;
- anatomia corticale;
- anatomia basale;
- pilastri anatomici disponibili;
- seno mascellare;
- tuber;
- regione pterigoidea;
- strutture nasali;
- spessore dei tessuti molli;
- precedenti innesti;
- precedenti infezioni;
- posizione degli impianti precedenti;
- distribuzione dei carichi;
- protesi esistente;
- occlusione;
- obiettivi estetici e funzionali.
Prima viene la diagnosi.
Poi viene la tecnica.
9. SOTTOPERIOSTEO VS IMPLANTOLOGIA ENDOSSEA CONVENZIONALE
Il sottoperiosteo nasce storicamente proprio dalla necessità di trattare pazienti nei quali l’osso alveolare disponibile era insufficiente per gli impianti convenzionali.
Le tecniche convenzionali comprendono:
- All-on-4;
- All-on-6;
- Full Arch;
- Toronto Bridge.
Queste soluzioni utilizzano impianti endossei inseriti nell’osso disponibile secondo un determinato progetto protesico e chirurgico.
Ma nei mascellari fortemente atrofici la domanda diventa più complessa:
Quale osso stiamo realmente utilizzando?
10. OSSO ALVEOLARE E OSSO PROFONDO: DUE LETTURE DELLA STESSA ANATOMIA
Nel paradigma descritto dal Wiki di Nicola Lettera, la diagnosi dell’atrofia non deve fermarsi alla semplice valutazione dell’altezza dell’osso alveolare.
Il mascellare può presentare una forte perdita dell’osso alveolare e contemporaneamente conservare strutture corticali e profonde che possono diventare rilevanti nella pianificazione implantare.
Il Wiki BSS + All-on-Full descrive infatti un approccio basato sulla valutazione dell’osso basale, dei pilastri posteriori e dell’ancoraggio pterigoideo/bicorticale.
Questa è la differenza fondamentale tra una diagnosi limitata all’alveolare e una diagnosi tridimensionale completa.
11. IL SOTTOPERIOSTEO NON DEVE ESSERE AUTOMATICAMENTE LA PRIMA SCELTA
Questo è un punto diagnostico fondamentale.
Un paziente gravemente atrofico non deve essere indirizzato automaticamente verso:
- innesto;
- grande rialzo del seno;
- zigomatici;
- sottoperiosteo;
- All-on-4;
- All-on-6.
Prima bisogna capire quale anatomia è realmente disponibile.
Nel paradigma implantare descritto dal Wiki, nei casi selezionati può essere presa in considerazione una strategia di ancoraggio su strutture corticali e profonde mediante protocolli come:
Bilateral Sinus Solution™ — BSS
e
All-on-Full™
con progettazione dell’ancoraggio sulla specifica anatomia del paziente.
Il Wiki descrive la BSS come una soluzione personalizzata per mascellari gravemente atrofici, con valutazione CBCT e possibile utilizzo di ancoraggi posteriori pterigoidei e bicorticali.
Non significa che BSS o All-on-Full™ siano automaticamente indicati per ogni paziente con sottoperiosteo fallito.
Significa che, davanti a un fallimento, la diagnosi deve essere rifatta da zero, senza dare per scontato che la stessa logica chirurgica debba essere ripetuta.
12. DOPO UN FALLIMENTO SOTTOPERIOSTEO: COSA BISOGNA FARE
Il paziente che arriva dopo un fallimento non deve essere trattato semplicemente come un nuovo paziente.
Ha una storia chirurgica.
Ha una storia biologica.
Ha una storia protesica.
E spesso ha già perso una parte delle proprie possibilità anatomiche.
Per questo la valutazione deve comprendere:
1. Analisi della situazione attuale
CBCT, panoramica, fotografie e valutazione clinica.
2. Analisi della struttura
Bisogna comprendere:
- dove è fissata;
- come è adattata;
- quali aree sono esposte;
- quali aree sono infette;
- quali sono mobili;
- quali connessioni sono coinvolte.
3. Analisi dei tessuti
Bisogna verificare:
- gengiva;
- mucosa;
- periostio;
- eventuali fistole;
- infiammazione;
- infezione.
4. Analisi biomeccanica
Bisogna capire:
dove passano realmente le forze masticatorie.
5. Analisi della protesi
La protesi può essere parte del problema.
6. Analisi delle alternative
Solo dopo questa ricostruzione si decide se:
- mantenere;
- modificare;
- revisionare;
- rimuovere;
- sostituire;
- cambiare completamente strategia.
13. IL FALLIMENTO NON SI RISOLVE CAMBIANDO SEMPLICEMENTE «IL TIPO DI IMPIANTO»
Questo è il concetto centrale di questa pagina Wiki.
Se una struttura ha fallito perché il problema era:
- diagnosi incompleta;
- anatomia non correttamente interpretata;
- progettazione biomeccanica inadeguata;
- gestione dei tessuti insufficiente;
- protesi non corretta;
- infezione;
- posizione non appropriata;
cambiare semplicemente il dispositivo non risolve necessariamente il problema.
Bisogna correggere la causa.
14. IL CONFRONTO CON ALL-ON-4 E ALL-ON-6
All-on-4 e All-on-6 sono protocolli implantari convenzionali consolidati.
Il sottoperiosteo appartiene invece a una logica completamente differente: non si basa sull’inserimento della struttura implantare all’interno dell’osso alveolare come un normale impianto endosseo.
Nel paziente atrofico, quindi, il confronto corretto non è:
«Quale impianto è migliore?»
Il confronto corretto è:
«Quale struttura anatomica possiamo utilizzare in modo prevedibile per sostenere la riabilitazione?»
15. LA LOGICA DEL WIKI: DALL’OSSO ALVEOLARE ALL’ANATOMIA PROFONDA
Nel metodo descritto dal Wiki BSS + All-on-Full, l’atrofia non viene interpretata esclusivamente come assenza di osso.
Viene analizzata come:
cambiamento della geometria disponibile per l’ancoraggio.
Questo significa studiare:
- osso residuo;
- corticali;
- pilastri;
- tuber;
- pterigoide;
- sfenoide;
- regione palatina;
- regioni nasali;
- distribuzione anteriore e posteriore degli ancoraggi.
L’obiettivo è costruire una riabilitazione coerente con la reale anatomia del paziente.
16. IMPIANTI DISTALI VERI E CONTROLLO DELLE LEVE
Quando l’anatomia lo consente, il progetto protesico può essere studiato per ottenere un supporto posteriore reale.
Questo è diverso dal semplice allungamento della protesi oltre l’ultimo impianto.
Nel paradigma All-on-Full™ descritto dal Wiki, l’utilizzo di impianti distali veri, con orientamento studiato sulla specifica anatomia, mira a creare un poligono di supporto più esteso e a ridurre la dipendenza dai cantilever.
La valutazione deve comunque essere individuale.
Nessuna configurazione può essere dichiarata biomeccanicamente corretta senza analizzare la CBCT, il progetto implantare e la protesi.
17. LA PROTESI FINALE: CIRCOLARE D’AUTORE®
Nel progetto descritto dal Wiki, la riabilitazione può essere completata dalla Circolare d’Autore®.
Il concetto protesico è:
- 14 elementi;
- presenza dei molari posteriori;
- emergenza naturale dei denti;
- assenza della tradizionale finta gengiva rosa;
- progettazione personalizzata;
- integrazione tra posizione degli impianti e progetto protesico.
Il Wiki presenta la Circolare d’Autore® come completamento protesico della riabilitazione BSS, con 14 denti e senza finta gengiva.
18. IL PUNTO CRITICO: NON TUTTI I SOTTOPERIOSTEI FALLITI SONO UGUALI
Un paziente può arrivare con:
A. Un sottoperiosteo storico
oppure
B. Un sottoperiosteo moderno CAD/CAM
oppure
C. Un sottoperiosteo moderno con complicanza prevalentemente biologica
oppure
D. Una struttura stabile ma con problema protesico
oppure
E. Una struttura instabile associata a infezione
oppure
F. Un fallimento complesso nel quale sono coinvolti contemporaneamente chirurgia, tessuti e protesi.
Per questo una diagnosi seria non può essere:
«Hai fallito un sottoperiosteo, quindi devi mettere un altro sottoperiosteo.»
La diagnosi deve essere:
«Perché è fallito questo sottoperiosteo e quale anatomia rimane disponibile oggi?»
19. COSA DICE OGGI LA LETTERATURA
La letteratura più recente non permette di liquidare i sottoperiostei moderni come una tecnica semplicemente «vecchia».
Al contrario, le revisioni sistematiche contemporanee mostrano risultati iniziali promettenti per le strutture personalizzate digitalmente.
Ma mostrano anche un punto altrettanto importante:
le complicanze dei tessuti molli e le esposizioni rimangono un problema concreto e i dati a lungo termine sono ancora limitati.
Una revisione del 2024 ha evidenziato una buona sopravvivenza a breve termine ma una frequenza significativa di esposizione e complicanze dei tessuti molli.
Una revisione sistematica del 2025, comprendente 958 pazienti e 973 sottoperiostei, ha confermato risultati promettenti ma ha sottolineato la necessità di ulteriori studi clinici randomizzati e di follow-up a lungo termine.
Quindi il principio scientificamente corretto è:
PROMETTENTE NON SIGNIFICA PRIVO DI RISCHI.
20. CONCLUSIONE WIKI
⭐ IL FALLIMENTO SOTTOPERIOSTEO NON È LA FINE DELLA RIABILITAZIONE
Quando un sottoperiosteo fallisce, non bisogna limitarsi a sostituire una struttura con un’altra.
Bisogna rifare la diagnosi.
Bisogna capire:
quale osso è rimasto, quali corticali sono disponibili, quali pilastri anatomici possono essere utilizzati, quale sia la reale situazione dei tessuti molli e quale progetto protesico sia biomeccanicamente coerente.
Il sottoperiosteo moderno rappresenta una tecnologia completamente diversa dai vecchi dispositivi storici e oggi dispone di risultati clinici iniziali interessanti.
Ma proprio perché le complicanze biologiche non sono trascurabili, la selezione del caso e la progettazione sono decisive.
Nel paziente già sottoposto a uno o più fallimenti, la domanda non deve quindi essere:
«Quale altro impianto posso mettere?»
La domanda deve essere:
«QUAL È LA REALE ANATOMIA CHE POSSO ANCORA UTILIZZARE?»
È da questa risposta che deve partire il nuovo progetto.
📌 VALUTAZIONE DI UN FALLIMENTO SOTTOPERIOSTEO A MILANO
Se hai:
- un sottoperiosteo esposto;
- un sottoperiosteo infetto;
- una struttura mobile;
- dolore persistente;
- una protesi instabile;
- una protesi che si è fratturata;
- un fallimento dopo più interventi;
- una grave atrofia mascellare;
- una diagnosi precedente di «non c’è più osso»;
la valutazione deve partire dalla documentazione radiografica e dalla storia completa del caso.
Puoi inviare una panoramica o la documentazione disponibile via WhatsApp al:
📲 388 7527525
Indicando nome, cognome e spiegando brevemente:
che intervento hai fatto, quando è comparso il problema, quanti interventi hai già subito e quale diagnosi ti è stata data.
La documentazione può essere utilizzata per una prima valutazione orientativa e per capire se sia necessario un approfondimento diagnostico con CBCT e valutazione collegiale.
⭐ NICOLA LETTERA
Nicola Lettera – Consulente Implantare per i Pazienti
Il principio del metodo è semplice:
prima la diagnosi, poi la tecnica.
Prima si studia l’anatomia disponibile.
Poi si decide come riabilitarla.
Contenuto informativo a scopo didattico. La scelta terapeutica deve essere effettuata dopo valutazione clinica e radiologica individuale.