Protocollo All-on-Full™ e BSS: un approccio biomeccanico per la valutazione dei fallimenti implantari complessi

All-on-Full™: un approccio progettato anche per la valutazione dei casi implantari complessi

Il protocollo All-on-Full™ nasce da un approccio integrato che considera, caso per caso, gli aspetti anatomici, biomeccanici, masticatori, funzionali ed estetici della riabilitazione implantare.

Nei pazienti che arrivano dopo un precedente fallimento implantare, l’obiettivo non è semplicemente sostituire ciò che è stato perso, ma comprendere prima perché il precedente trattamento non abbia raggiunto il risultato atteso e quali possibilità anatomiche siano ancora disponibili.

Nel corso della nostra esperienza abbiamo valutato differenti tipologie di fallimento: dal cedimento di una riabilitazione di un’intera arcata alla perdita di singoli impianti, dai fallimenti di precedenti procedure rigenerative ai casi trattati con rialzi del seno mascellare, impianti zigomatici, All-on-4 o All-on-6.

Dopo una visita approfondita e lo studio della documentazione diagnostica, ogni caso viene analizzato individualmente per verificare se esistano condizioni anatomiche e biomeccaniche che consentano di progettare una nuova riabilitazione.

È questo il principio custom made del nostro approccio: non una soluzione identica per tutti, ma un progetto costruito sulla situazione reale del singolo paziente.

In particolare, nei casi di importante atrofia, l’analisi non si limita all’osso alveolare residuo. Vengono studiate anche le strutture ossee più profonde e corticali che, quando anatomicamente disponibili e clinicamente utilizzabili, possono offrire differenti possibilità di ancoraggio implantare.

Da qui nasce uno dei concetti fondamentali dell’All-on-Full™:

non fermarsi alla quantità di osso che manca, ma studiare con precisione anche l’osso che è ancora presente e capire come può essere utilizzato.

La possibilità di applicare questo approccio, così come la scelta della strategia chirurgica e protesica, deve essere verificata caso per caso dal team clinico, sulla base della visita e degli esami diagnostici.

Fallimenti implantari: quando un impianto non funziona, valutiamo anche i casi più complessi

Un impianto dentale che ha fallito, una protesi implantare che non funziona più, un innesto osseo che non ha dato il risultato atteso oppure una riabilitazione che presenta problemi importanti non significano necessariamente che il percorso implantare sia arrivato alla fine.

Ogni fallimento deve però essere studiato prima di poter parlare di una nuova soluzione.

È questo il punto di partenza di Implantologia Network.

La nostra esperienza nasce anche dalla valutazione di pazienti che arrivano dopo precedenti trattamenti implantari non risolutivi, con situazioni anatomiche e cliniche molto diverse tra loro.

Non partiamo dalla promessa di una soluzione uguale per tutti.

Partiamo dalla domanda più importante:

Perché il precedente trattamento non ha funzionato e quali possibilità esistono oggi per quel paziente?


Un fallimento implantare non è sempre uguale

Quando si parla di “fallimento implantare”, in realtà si possono trovare situazioni completamente differenti.

Un paziente può arrivare dopo:

  • perdita di uno o più impianti;
  • mobilità o perdita dell’osteointegrazione;
  • infezione o peri-implantite;
  • problemi alla protesi;
  • frattura o complicazione meccanica;
  • fallimento di precedenti innesti ossei;
  • problemi dopo un rialzo del seno mascellare;
  • precedenti riabilitazioni All-on-4 o All-on-6;
  • protesi che non garantiscono una funzione soddisfacente;
  • grave atrofia del mascellare;
  • precedenti trattamenti con impianti zigomatici o altre tecniche complesse.

Per questo motivo non è corretto considerare tutti i fallimenti come se fossero identici.

Prima bisogna capire cosa è successo.


La seconda valutazione parte dalla diagnosi

Quando un paziente arriva dopo uno o più insuccessi, la prima cosa che serve è ricostruire il quadro clinico.

La valutazione può comprendere:

visita clinica, panoramica, TAC Cone Beam e analisi della situazione implantare e protesica.

Quando disponibili, sono utili anche la documentazione dei precedenti interventi, le radiografie precedenti e le informazioni relative agli impianti già inseriti.

L’obiettivo è capire:

  • quali impianti sono presenti;
  • quali sono ancora utilizzabili;
  • quali devono eventualmente essere rimossi;
  • quale situazione ossea è rimasta;
  • quali strutture anatomiche devono essere rispettate;
  • quali sono state le cause del precedente insuccesso;
  • quali possibilità di riabilitazione possono essere considerate.

Solo dopo questa analisi è possibile parlare seriamente di un nuovo progetto.


Anche nei casi complessi può essere necessario cambiare completamente approccio

Uno degli errori più frequenti è pensare che, dopo un fallimento, sia sufficiente ripetere esattamente la stessa procedura.

Ma se il primo trattamento non ha funzionato, bisogna prima chiedersi se l’impostazione anatomica, chirurgica o protesica precedente sia ancora quella più adatta.

In alcuni pazienti può essere possibile recuperare parte della situazione esistente.

In altri può essere necessario rimuovere impianti compromessi e progettare una nuova riabilitazione.

In altri ancora la quantità e la qualità dell’osso disponibile possono rendere necessario valutare strategie differenti da quelle già proposte.

È proprio in queste situazioni che una seconda valutazione può assumere particolare importanza.


Quando l’osso disponibile è molto ridotto

Uno dei problemi più complessi riguarda i pazienti ai quali è stato detto di avere “poco osso” oppure di non avere osso sufficiente per una determinata tecnica.

Ma dire semplicemente “non c’è osso” non descrive realmente l’anatomia di un mascellare.

L’osso non è tutto uguale.

In termini molto semplici, possiamo distinguere l’osso che sostiene direttamente i denti e l’osso più profondo e corticale che può presentare caratteristiche differenti.

Per questo, nei casi di grave atrofia, la valutazione non dovrebbe fermarsi alla semplice misurazione dell’altezza dell’osso disponibile in una determinata zona.

Bisogna studiare l’intero mascellare e le strutture anatomiche disponibili.


L’approccio All-on-Full® BSS™ nei casi selezionati

All’interno dell’esperienza di Implantologia Network viene valutato, nei casi clinicamente indicati, anche l’approccio All-on-Full® BSS™ – Bilateral Sinus Solution™.

Il principio è quello di progettare l’ancoraggio implantare considerando anche strutture ossee profonde e corticali disponibili, invece di concentrarsi esclusivamente sull’osso alveolare residuo.

Questo può diventare particolarmente interessante nei pazienti con atrofie importanti, nei quali sono già state proposte procedure come innesti, rialzi del seno o altre soluzioni chirurgiche.

Non significa che la tecnica sia indicata per ogni paziente.

Significa che, in presenza di determinate condizioni anatomiche, può essere presa in considerazione una strategia differente.

La decisione viene quindi presa sulla base della visita, della diagnostica e della valutazione chirurgica.


E se il paziente ha già fallito una precedente implantologia?

È proprio in questi casi che non bisogna fermarsi alla frase:

“Hai poco osso, quindi non puoi più fare nulla.”

Un precedente fallimento deve essere analizzato.

La domanda corretta diventa:

Qual è la situazione anatomica attuale e quali possibilità esistono oggi?

In base al caso possono essere valutate strategie differenti, comprese, quando indicate, soluzioni implantari che sfruttano aree ossee differenti da quelle utilizzate nel precedente trattamento.

In altri casi, invece, può essere necessario procedere diversamente.

Non esiste una soluzione standard per tutti i fallimenti.


Il nostro approccio ai casi già trattati

Quando riceviamo un paziente che arriva dopo un precedente insuccesso, non consideriamo soltanto il numero di impianti presenti.

Analizziamo l’intero percorso.

Ci interessa sapere:

Che cosa è stato fatto?

Perché potrebbe non avere funzionato?

Qual è la situazione attuale?

Quale osso è realmente disponibile?

Quali strutture anatomiche possono essere utilizzate?

Quale riabilitazione è realisticamente progettuale per quel caso?

Solo dopo queste valutazioni si può formulare un progetto terapeutico.


La nostra esperienza nei casi di fallimento

Nel corso della nostra attività abbiamo preso in esame numerosi pazienti arrivati dopo precedenti trattamenti implantari problematici.

Le nostre statistiche interne comprendono differenti tipologie di fallimento e ci hanno permesso di maturare esperienza nella valutazione di situazioni molto diverse tra loro.

Questo dato rappresenta la nostra esperienza, non una garanzia che ogni caso possa essere risolto nello stesso modo.

La possibilità concreta di intervenire dipende sempre dalle condizioni del singolo paziente.

Ogni caso deve essere verificato personalmente.


Prima di parlare di una nuova implantologia, bisogna capire cosa è rimasto

Quando un paziente ha già subito uno o più interventi, la situazione che troviamo oggi può essere molto diversa da quella di partenza.

Per questo una nuova valutazione deve considerare:

  • anatomia residua;
  • qualità e quantità dell’osso;
  • posizione degli impianti presenti;
  • eventuali infezioni o processi infiammatori;
  • condizioni dei tessuti;
  • situazione protesica;
  • precedenti interventi;
  • esigenze funzionali ed estetiche del paziente.

Soltanto mettendo insieme tutti questi elementi è possibile capire quale strada abbia senso percorrere.


Non promettiamo una soluzione prima di aver visto il caso

Questo per noi è un principio fondamentale.

Una fotografia o una semplice radiografia non possono sostituire una valutazione clinica completa.

Per questo, quando un paziente ci contatta per un fallimento implantare, chiediamo di raccogliere la documentazione diagnostica disponibile e di sottoporsi alla valutazione necessaria.

Dopo aver studiato il caso è possibile spiegare al paziente:

  • quali sono i problemi presenti;
  • quali possibilità possono essere prese in considerazione;
  • quali procedure potrebbero essere necessarie;
  • quali sono i limiti del caso;
  • quale percorso può essere valutato.

La decisione terapeutica deve sempre essere presa dal medico dopo la valutazione clinica.


Hai già avuto un fallimento implantare?

Se hai perso uno o più impianti, se una precedente riabilitazione non ha funzionato oppure se ti è stato proposto un nuovo intervento particolarmente complesso, una seconda valutazione può aiutarti a comprendere meglio la situazione.

Puoi raccogliere la tua documentazione diagnostica, comprese panoramica e TAC Cone Beam, per permettere una prima analisi della documentazione disponibile.

Implantologia Network si occupa anche della valutazione di casi implantari complessi e di pazienti che arrivano dopo precedenti trattamenti.

Non possiamo stabilire a distanza quale trattamento sia indicato.

Possiamo però partire dalla cosa più importante:

studiare il caso, capire cosa è successo e verificare quali possibilità esistono realmente.

Implantologia Network

Fallimento implantare non significa automaticamente fine delle possibilità.

Significa prima di tutto che bisogna capire perché è fallito il precedente trattamento e quale situazione anatomica è rimasta.

Da lì può iniziare una nuova valutazione.

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